Sistema familiare

Inserito in Psicologia

Scrive la Sevlini Palazzoni in Anoressia Mentale “ spesso queste famiglie hanno un’alimentazione complicata e faticosa per la madre che se ne fa un obbligo e una croce… i pasti hanno luogo in un’atmosfera di reciproca critica e malumore.”

Tuttavia una caratteristica tipica delle famiglie di queste pazienti è il loro fare di tutto per apparire famiglie perfette, nuclei dove regna la concordia e dove nessuna cosa andava storta fino a quando la figlia non si è ammalata. Spesso accade che proprio la paziente viene fatta sentire colpevole per quello che sta succedendo.

I genitori si mostrano spesso dediti al lavoro e alla casa, preoccupati più dell’apparenza che di dare un vero e proprio supporto emotivo ai membri della famiglia. Vi è una negazione di ogni forma di conflitto , ma nella realtà uno stato di tensione,non manifestato apertamene, fa da sfondo alle relazioni tra i componenti. Il non riconoscere l’esistenza del problema porta ad una situazione di stallo e alla convinzione che nulla debba cambiare nelle regole e nello stile familiare.

All’interno di questo quadro familiare la figura dominante è rappresenta dalla madre, che nel suo prodigarsi per la figlia in realtà cerca la soddisfazione dei propri bisogni e il raggiungimento di mete a lei negate. La figlia diviene così il prolungamento della madre, a lei viene chiesto di essere sempre una brava bambina, di essere l’orgoglio della famiglia ma anche di diventare un’affermata professionista e una persona sempre vincente, così da riscattare agli occhi del mondo la madre da una vita misera e infelice. Per fare questo la madre non dà la possibilità alla figlia di sperimentare situazioni personali, ma ciò che è più grave e che fin da piccola deve imparare a mettere da parte i suoi bisogni per compiacere la madre e non rischiare, cosi, di perdere l’amore materno.

Un altro aspetto ricorrente di queste madri è una distorta visione del cibo e della corporeità,  che proiettano sul vissuto corporeo che la figlia andrà sperimentando a partire proprio dai primissimi giorni di vita, da dove inizia la costruzione del proprio sé, e che seguirà la traccia segnata dal contato fisico tra neonato e madre.

Così se una donna non vive bene con il proprio corpo, ne prova vergogna , rifiuta ogni tentativo di intimità , vive la sessualità come qualcosa di sporco che può contaminare qualunque cosa, non potrà fare altro che separarsi dalla propria fisicità e investire sulla mente e sull’intelletto.

Naturalmente il suo divenire madre non cambierà questa situazione interna e il suo vissuto, la sua incapacità di contatto fisico si trasferirà nel rapporto con la figlia appena nata, che avvertirà subito il pericolo del rifiuto della madre nei confronti di se stessa e quindi del suo corpo.

La nascita e l’evolversi della patologia anoressica comprende anche un terzo attore rappresentato dalla figura paterna. I padri di queste pazienti possono essere assenti emotivamente, svalutati dalla moglie o, al contrario, eccessivamente autoritari ed esigenti nei confronti delle figlie.

Spesso il rapporto con la moglie è deludente ed essi cercano un contatto emotivo e una gratificazione dall’altra figura femminile che è la figlia, a tal proposito scrive Glen O. Gabbard “ il padre tipico era superficialmente interessato e supportivo ma abbandonava emotivamente la figlia ogni volta che aveva realmente bisogno di lui. Inoltre, molti padri di pazienti anoressiche cercano nutrimento emotivo nelle figlie- anziché darlo”.

Questa situazione di malcontento coniugale finisce con il ricadere sull’anoressica che, suo malgrado, è costretta a schierarsi con uno dei genitori e a prendere su di sé un ruolo che non gli appartiene, cioè deve in qualche modo “fare le veci” del partner assente emotivamente.