DISTURBI DELL’ALIMENTAZIONE

Inserito in Psicologia

Sospesi tra vita e morte
L’anoressia mentale all’interno di una visione somato-relazionale

Dott.ssa Maria Casella

Il mangiare attività primitiva e istintuale necessaria per la sopravvivenza dell’individuo e della specie, con il passare del tempo perde, in parte, il suo mero obbiettivo primario per essere coinvolto e contornato da simbolismi e dinamiche che eludono dalla sua originaria funzione. Welsch , a tal proposito, afferma “il cibo ha ben poco a che fare col nutrimento.

Noi non mangiamo ciò che mangiamo perché in qualche modo ci conviene, né perché ci fa bene, né perché è a portata di mano, né perché è buono. Il cibo deve nutrire la mentalità collettiva prima di entrare in uno stomaco vuoto.

La spiegazione di preferenze e avversioni va cercata nella struttura mentale dei popoli. Si mangia come si pensa, cioè come il cibo viene rappresentato nella mente”. Quindi non è possibile ignorare i significati simbolici, psicologici ed antropologico-culturali che incidono e si configurano all’interno del rapporto uomo-cibo.

Viviamo in un momento storico fatto di sofisticazione e mistificazione, la comunicazione e le immagini ci manipolano, il cibo è manipolato, la sessualità è sofisticata. I confini della mente sempre più dilatati, il corpo e il suo sentire, spesso, messi da parte.

Questo contesto culturale porta con se, non soltanto il complicato problema del rapporto con il corpo e con la sua immagine, ma anche una questione altrettanto complessa che è quello del nuovo ruolo della donna al suo interno.

Le donne stanno portando avanti una complicata ricerca di una nuova identità, diversa da quella passata che le vedeva come mogli devote e brave madri. Esse sentono forte il bisogno di autorealizzarsi e di essere autonome sia nel mondo del lavoro che nel rapporto con l’altro sesso, di costruire con le proprie mani il loro destino.

E’ all’interno di questo scenario che assistiamo alla comparsa sempre più frequente di anomalie nel comportamento alimentare come l’anoressia mentale, che coinvolge gli individui appartenenti alle società più evolute civilmente e tecnologicamente. Per capire come ciò stia avvenendo è necessario risalire all’origine del problema , analizzando la dimensione psicofisica del singolo e nello stesso tempo compiendo un vero e proprio percorso evolutivo familiare e culturale, che permetta di comprendere in ogni suo aspetto la sofferenza anoressica.

L’anoressia mentale ha rappresentato, fin dai tempi antichi una forma di resistenza e di allenamento al rifiuto del cibo. I greci definivano anòrektous coloro che rifiutavano il cibo e non assorbivano nulla. Per Platone questa condotta “esemplare” avrebbe permesso all’anima, imprigionata nel corpo, di abbandonare la dimensione umana per ricongiungersi con il divino. Fino ad arrivare ai giorni nostri dove la condotta anoressica viene riconosciuta e classificata, secondo i parametri del DSM-IV, come disturbo del comportamento alimentare caratterizzato da:

a) amenorrea ossia assenza di almeno tre cicli mestruali consecutivi;
c) rifiuto di mantenere il peso corporeo normale minimo;
b)intensa paura di ingrassare pur vivendo la condizione fisica di sottopeso;
d) distorsione riguardo a come il soggetto vive il peso e la forma del corpo.

Nel contempo, nel trattamento delle pazienti anoressiche, non bisogna ignorare o dimenticare ciò che deriva dalla teoria e dalla clinica di Alexander Lowen. Secondo il padre dell’analisi bioenergetica, alla base di ogni schema di comportamento e ogni forma di pensiero vi è il corpo, con il suo processo energetico, il suo strutturarsi di tensioni muscolari croniche e la sua modalità di respirazione. Nel suo insieme un linguaggio non verbale che sostiene l’anoressia, così come altre forme di disaggio psicologico, e che da voce e sostanza al dolore profondo di queste pazienti; impegnate a combattere contro la loro fisicità ma, nello stesso tempo, aggrappate ad essa per portare avanti la loro battaglia nel tentativo di tornare a vivere e a sentirsi.

Sistema familiare

Dinamiche intrapsichiche

Intervento terapeutico


Letture consigliate

M. Marzano, Volevo essere una farfalla, Mondadori, Milano, 2011
F. De Clercq, Tutto il pane del mondo, Edizioni Tascabili Buonpiani, Milano, 2005
F. De Clercq- M. Birattari, Fame d'amore, Edizioni Rizzoli, Milano, 1998
A. Arachi, Briciole, Giangiacomo Feltrimenni Editore, Milano, 1994